I buoni pasto

Home / News / I buoni pasto
I buoni pasto

Quali vantaggi hanno i buoni pasto per un’azienda? Quanto costano davvero i buoni pasto? E come funziona la loro tassazione?
Cerchiamo di capirlo in questo carosello.

Cosa succede alle aziende che vogliono puntare su questo benefit?
Tra i vantaggi fiscali dei buoni pasto, c’è sicuramente il fatto che un datore di lavoro può dedurre integramente (a condizione, però, che i buoni pasto vengano erogati alla generalità o a categorie di dipendenti) i relativi costi. Il datore di lavoro, inoltre, non dovrà operare alcuna ritenuta contributiva e previdenziale sul valore dei buoni pasto, (il
Valore non concorre alla determinazione della retribuzione imponibile ai fini contributivi).
Il datore di lavoro può detrarre interamente l’Iva addebitata dalla Società emettitrice dei buoni pasto con aliquota agevolata al 4%.
Per i liberi professionisti e le ditte individuali senza dipendenti, invece, la deduzione dei costi sostenuti per l’acquisto dei buoni pasto è ammessa, ai fini delle imposte dirette, nella misura del 75%, seppur per un importo massimo nel limite del 2% del fatturato, mentre le regole concernenti l’IVA rimangono invariate rispetto a quelle previste per il datore di lavoro.
Possiamo quindi dire che, per quanto riguarda le detrazioni e la deducibilità dei buoni pasto, c’è sicuramente una grande convenienza.
In cosa si traduce tutto questo? Si traduce nella possibilità, per i datori di lavoro, di recuperare i costi sostenuti e di attribuire ai propri dipendenti un risparmio fiscale e un maggior potere d’acquisto rispetto alla scelta di erogare, in assenza di mensa aziendale, un’indennità, ossia una somma di denaro, in busta paga.
Quali sono altri vantaggi per i liberi professionisti? I costi sono deducibili e tutte le spese si recuperano con un’unica fattura, quella relativa all’acquisto di buoni pasto: non sono più necessari scontrini e ricevute multiple.
Altre cose da sapere:
l’utilizzatore (lavoratore dipendente, soggetto legato da un rapporto di collaborazione, non necessariamente subordinato, con il soggetto che corrisponde i buoni pasto) riceve un servizio sostitutivo di mensa dell’importo esatto del valore facciale del buono;
i buoni pasto non sono cedibili né cumulabili (oltre il limite di 8 buoni) né commercializzabili o convertibili in denaro;
i buoni pasto sono utilizzabili per l’intero valore facciale (che è comprensivo dell’IVA);
per il datore di lavoro i costi sostenuti per l’acquisto dei buoni pasto sono deducibili ma l’IVA applicata dalla Società emettitrice non è detraibile.
A tutto questo si aggiunge quanto visto prima: i limiti delle soglie di esenzione, validi ancora oggi nel 2024, sono fino a 4 euro giornalieri per il buono pasto cartaceo e fino a 8 euro giornalieri per il buono pasto elettronico.
I buoni pasto danno un maggiore potere d’acquisto ai dipendenti

Tutto questo, poi, si traduce anche in unmaggiore potere d’acquisto per la pausa pranzo e la spesa alimentare dei dipendenti rispetto all’indennità in busta paga, interamente soggetta alla tassazione prevista per i redditi da lavoro dipendente e assimilati (art. 51, comma 1, TUIR).
Con i buoni pasto, quindi, potrai dare al tuo dipendente un benefit che non costituisce reddito di lavoro dipendente né, conseguentemente, è soggetto a contributi previdenziali e assistenziali fino alla soglia massima prevista dall’art. 51, comma 2, lett. c), TUIR, capace di andare incontro alle esigenze reali sue e della sua famiglia, oltre che garantire maggiori possibilità di spesa.
Per maggiori info potete contattare lo studio.